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La barbajata: Mi raccomando, gustate la bevanda vestiti di velluto

Ho ricevuto questo articolo via mail il giorno dopo aver postato la ricetta della spongata. Ce lo manda Renato, uno degli studenti con la personalità più scintillante che abbia avuto il piacere di scorgere nei banchi di Palazzo Nuovo da qualche anno (sorvolo sui risultati linguistici e capisco che non si può seguire mille interessi allo stesso tempo). Come mai gli sarà venuta in mente questa ricetta, che sembra uscita da un quadro di Toulouse Lautrec? Forse perché a Torino abbiamo il bicerin, bibita storica nonché simile – ma alcolica? O l’ha scritta solo perché stuzzicato dal fascino lascivo dei tempi che furono della spongata, tanto amata da Giuseppe Verdi? Sia come sia, eccovi tutto quello che volevate sapere sulla barbajata:

Gaber è la rivelazione, la sola, del film “Rossini! Rossini!” di Monicelli nel ruolo di Domenico Barbaja, l’impresario del teatro San Carlo di Napoli che tanta parte ebbe nell’affermazione del musicista. Anche se di Barbaja ignorava l’esistenza: “Conoscevo la barbajata che a Milano è una bibita al cioccolato”

La Stampa –  09/09/1991

Immaginate un’elegante soirée di gala, una prima lirica ad esempio. Siamo nel periodo romantico: dame sontuosamente vestite, uomini dai folti mustacchi, capigliature  con ricciolini e svolazzi, scarpe lucide e abbigliamenti di raso e ricami floreali, tube, tricorni, piume, bastoni da passeggio… magari nientedimeno che nel foyer di un grande teatro come la Scala. Fra una nasata di tabacco e una languida occhiatina ad una nobildonna, non avreste avuto sete? Cosa avreste potuto bere?

    Godiamo, la tazza la tazza e il cantico / la notte abbella e il riso, /   in questo in questo paradiso / ne scopra il nuovo dì.

 barbaja

Domenico Barbaja (Milano, 1778 – Napoli, 16 ottobre 1841)  fu un interessante personaggio dalle mille capacità. Cominciò come semplice cameriere creando una bevanda composta da latte, cacao e caffè e le diede il proprio nome: la barbajada o barbajata.
Il successo non tardò e ciò permise all’abile meneghino di aprire una serie di caffè molto in voga all’epoca e successivamente di prendere in gestione i tavoli del gioco d’azzardo siti nel Teatro alla Scala. Date le sue ottime qualità d’amministratore ed il suo inserimento nel mondo dell’arte, egli iniziò una florida carriera di impresario artistico e divenne gestore di una serie di teatri (il San Carlo di Napoli presso la corte dei Borbone, il Theater am Kärntnertor ed il Theater an der Wien in Austria, il già citato alla Scala…), diventando uno dei personaggi artisticamente più potenti dell’epoca.
Potere che si coniugava ad un finissimo fiuto di talent scout: sotto la sua ala protettrice crebbero Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini e, ultimo ma non meno importante, il geniale Gioachino Rossini (noto anche come fine gourmet).

Tornando alla bevanda: nel corso dei secoli la barbajada è stata soppiantata dalla cioccolata calda e dall’italianissimo cappuccino, tanto da rimanere nota essenzialmente nel milanese. Anche la ricetta vera e propria è difficile da reperire ed è presentata in diverse versioni.

Ne propongo una un più grassa e ricca, per bere da sciori

Ingredienti

          1/2 litro d’acqua

          1/2 litro di latte

          150 g di cacao amaro

          150-200 g di zucchero

          Caffè

          Panna

Preparazione

1) In una casseruola possibilmente di rame non stagnato mettete il cacao e diluitelo con l’acqua, poi versate il latte.

2) Ponete sul fuoco e con una frusta sbattete portando a bollore, lasciate sobbollire per 10-15 minuti o fino a quando il composto si addensa leggermente.

3) Ritirate misurate la quantità della cioccolata ottenuta e aggiungete lo stesso quantitativo di panna e di caffè.

4) Ponete di nuovo sul fuoco e, frullando, da quando il composto inizia a schiumeggiare cuocete per 6 minuti.

5) Ritirate e servite la cioccolata calda o fredda.

nb: la panna, ingrediente riservato ai benestanti dell’epoca, può essere benissimo esclusa o sostituita con panne d’origine vegetale per chi avesse ostacoli di carattere medico, religioso o ideologico-dietetico;
il caffè, a mio modesto parere è consigliabile farlo con caffettiera napoletana, com’era d’uso all’epoca, poiché ciò rende la bevanda più leggera, magari aggiungendo un cucchiaino d’orzo alla miscela per donare un sapore più vivo al tutto;
la barbajada può esser servita in periodi caldi con l’aggiunta di qualche cubetto di ghiaccio ed è molto dissetante.

Mi raccomando, gustare la bevanda vestiti di velluto, con tuba lucidata, mentre risuonano le note de la gazza ladra fra gli appartamenti.

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Informazioni su georg maag

scrittore per l'infanzia, traduttore, lettore di tedesco per lettere&filosofia all'Università di Torino; hobby: cucina, fotografia, golf

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