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La spongata – o come mai Giuseppe Verdi faceva il discobolo

L’altro giorno Michela mi parlava del prodotto notevole. Pensavo che si riferisse alla spongata. Invece no. Essendo colta, parlava di “un’identità che compare spesso nel calcolo letterale, in particolare per effettuare il prodotto di polinomi di forme particolari”. Non ho capito niente, pur essendo io quello che ha frequentato lo scientifico. Ma non vorrei annoiare nessuno con identità che si celano nei calcoli. Preferisco la spongata. La ricetta della beneamata arriva da lontano, portata alle nostre papille gustative grazie ad Alberto.

Alberto, se non erro da qualche tempo alle prese con una tesi di filologia greca, è, come dire?, un ragazzo un po’ old-fashioned, decisamente diverso dal solito studente-tipo odierno. Suona (tra l’altro conosce tutte le canzoni dei Beatles), compone poesie (persino in tedesco) e scrive storie, ma soprattutto – e qui arriviamo dritto al tema del nostro blog – adora vini e piatti tipici e antichi della sua terra, che sarà pure piatta, ma per niente avara di richezze culinarie. La sua ricetta la pubblichiamo molto volentieri dopo aver divorato in modo vergognoso una intera spongata in pochissimo tempo. E siate sicuri che non l’abbiamo usato per il lancio del disco.

Se non dovesse riuscirvi la spongata in casa, prendetevela con Alberto. Se invece sarà un successo, ovviamente il merito è tutto del nostro blog.

La spongata

Prendete una carta d’Italia. Immaginatevi un triangolo che ha per vertici le belle piccole città di Cremona, Parma, Piacenza. Se provate a individuarne il centro, troverete un paese, che quest’anno si sente spesso nominare, perché proprio lì duecento anni fa nacque Giuseppe Verdi, il grande compositore sì, ma anche un buongustaio: quel borgo è Busseto. Mentre pensate alle note di qualche opera del maestro, vorrei raccontarvi di un dolce natalizio di questo paese, dove anche io sono nato. Sarà la prima tappa del mio viaggio tra i piatti tipici più o meno noti della terra tra il Po e l’Appennino, l’Emilia-Romagna. Per chi non fosse pratico di Verdi, la Bassa emiliana è famosa anche per don Camillo e Peppone, il parmigiano, il lambrusco, i prosciutti e il culatello. Per chi non conoscesse nemmeno quelli, attenzione e silenzio, che a tavola e a letto ci vuol del rispetto (proverbio emiliano).

A molti di quelli con cui ho stretto amicizia durante il mio esilio torinese ho fatto assaggiare questo dolce, che ha varianti di borgo in borgo, di origini antiche, non databili con certezza, forse ebraiche: ipotesi sostenuta dalla mancanza dello strutto, spesso ricorrente nelle ricette emiliane, e dal fatto che la convivenza fra ebrei e popolazione locale fu sempre pacifica dalle nostre parti. Scambi di ricette, scambi di civiltà? Perché no, e l’avranno di certo mangiato di nascosto anche Peppone e don Camillo, dopo una delle loro furibonde liti. Sarebbe proprio una favola, se tutto finisse sempre bene e a tavola.

Ecco dunque come si prepara una spongata. Sento già una folla di formose massaie emiliane agguerrite, pronte a proporre le proprie varianti… ci vediamo al comizio in piazza ordine del giorno: spongata!

spongata

 

Ricetta per sei persone:

 

Per l’impasto:

600 g di farina tipo 0;

500 g di zucchero;

scorza di un limone;

sale;

vino bianco secco o vermut.

Uova e burro a piacere.

 

Per il ripieno:

750 g di miele;

200 g di pane tostato;

300 g di mandorle;

150 g di uvetta;

150 g di noci;

100 g di pinoli;

100 g di arancia candita;

100 g di cedro candito;

spezie.

 

Fate bollire il miele, versatelo sul resto del ripieno e fate riposare il tutto per una notte in un luogo fresco. Il giorno successivo preparate l’impasto e ricavatene due sfoglie, una più grande dell’altra. Con la maggiore rivestite i bordi di una tortiera, poi versatevi il ripieno. Quindi ricoprite con la pasta rimanente, premendo ai bordi. Fate cuocere in forno a 180° per circa tre quarti d’ora. Tolto dal forno, lasciatelo raffreddare e spolveratelo di zucchero a velo.

Alcune ricette indicano un tempo di cottura più breve e una temperatura più bassa. Mandateci le vostre impressioni!

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Informazioni su georg maag

scrittore per l'infanzia, traduttore, lettore di tedesco per lettere&filosofia all'Università di Torino; hobby: cucina, fotografia, golf

4 commenti su “La spongata – o come mai Giuseppe Verdi faceva il discobolo

  1. Questa ricetta mi ricorda la Barbajata, bevanda fatta con caffè e cioccolata nel 19esimo secolo dall’impresario Barbaja che portò al successo Rossini.

  2. […] ricevuto questo articolo per mail il giorno dopo aver postato la ricetta della spongata. Ce lo manda Renato, uno degli studenti con la personalità più scintillante che abbia avuto il […]

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