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Mashed Potato – ovvero il ballo della puré di patate

Ho un gran debole per James Brown, altro che. Non so quale altro musicista abbia avuto il suo drive, questa forza primordiale e prorompente che lo ha fatto emergere (solo a pochi ma grandiosi sprazzi) da una vita da perdente predestinato, da sfigato, da underdog.

Il padre della funk music era tutt’altro che un bambino prodigio, e non era nato, come dicono gli inglesi, con un cucchiaio d’argento in bocca. Vede la luce nel 1933 nella South Carolina da madre sedicenne, con origini africane, cinesi e apache. All’età di quattro anni la famiglia si trasferisce ad Augusta, Georgia, dove il piccolo ma bruttissimo James cresce in un bordello per trasferirsi, dopo qualche anno, nella casa di una zia. Frequenta la scuola per appena 7  anni. Viene espulso perché non possiede i vestiti adeguati. Intraprende prima una carriera da pugile, poi sposta il suo interesse verso il crimine. A sedici anni finisce in carcere minorile per rapina a mano armata. Mentre è in prigione forma la sua prima band e si esibisce di fronte agli altri prigionieri con un pogramma di gospel (indimenticabile il suo cammeo da prete nei Blues Brothers). Tornato in libertà dopo cinque anni si butta nella musica e trova un posto nel gruppo R&B Avons quando il cantante solista rimane ucciso in un conflitto a fuoco. Ma la fortuna gli strizza ancora una volta l’occhio: una sera in un locale James Brown incontra il suo idolo, Little Richard, che butta giù una poesia su un tovagliolo di carta. Per anni James Brown si porta dietro il tovagliolo, diventerà la sua sindone personale, la sua piuma di Dumbo. Infatti imparerà a volare, grazie al tovagliolo: la poesia diventerà “Please, please, please”, sarà il suo primo hit R&B, venderà più di un milione di copie e lo proietta nel firmamento della musica.

Poco dopo crea la sua prima band, “Brown and the Famous Flames“, e la canzone “(do the) Mashed Potato” esce con un pseudonimo per questioni legali di contratto. Solo in seguito James Brown farà uscire la canzone in versioni differenti sotto il proprio nome.

Non voglio tediare nessuno con lungaggini su James Brown, se vi interessa basta andare a leggere la nutrita pagina su di lui qui.

James Brown è stato numerose volte in prigione, per abuso di droga, per violenza domestica, per possesso abusivo di armi da fuoco e per guida senza patente in stato alterato, ha supportato vari “black activist groups”, è stato accusato di aver preso posizione in favore di Nixon, suonando durante le elezioni presidenziali del 1972 (risultato: un crollo delle vendite dei suoi dischi e anni di proteste e fischi durante i suoi concerti), ha creato un suo fondo per bambini poveri, è stato sposato quattro volte (di cui un matrimonio annullato dal giudice perché sua moglie era già stata sposata prima senza mai aver chiesto il divorzio), ha riconosciuto nove tra i numerosissimi figli avuti da numerose donne, è stato chiuso in reabilitazione per abuso di droghe, di anfetamine e di alcol, è stato arrestato per resistenza e violenza contro le forze d’ordine, per aver picchiato i giornalisti durante un’intervista, aver attaccato con un coltello da bistecca un impiegato dell’azienda elettrica che voleva leggere il contattore, per violenza carnale… insomma ha condotto un vita folle e scriteriata, ma non si è mai tirato indietro per onorare gli impegni lavorativi, per quanto fossero duri e disumani. Infatti è morto per una polmonite non curata all’età di 73 anni, dopo che giorni prima il suo dentista lo aveva esortato a farsi ricoverare in ospedale, rifiutandosi di curargli un dente.

Tanto per non smentirsi, è riuscito anche a suscitare clamore da morto. Infatti è rimasto nella sua bara in una cella frigorifera per numerosi mesi, mentre le sue ex mogli litigavano su dove avrebbero voluto seppelirlo.

Lo so, non è un post incentrato sulla cucina. Ma adoro la puré di patate e la musica di James Brown.

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Informazioni su georg maag

scrittore per l'infanzia, traduttore, lettore di tedesco per lettere&filosofia all'Università di Torino; hobby: cucina, fotografia, golf

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