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Il castagnaccio: cucina povera alla riscossa

Credo che contare le pecore per addormentarsi serva solo ai pastori, loro hanno bene in mente le bestiole del gregge e possono mentalmente figurarsi Concetta, Pierina e Clotilde che saltano lo steccato, ciascuna con il suo belato peculiare. Io – qualche notte fa – ho trovato decisamente più produttivo enumerare le caramelle della mia infanzia, a cominciare da quelle che mia nonna comprava sfuse: quelle latte e miele (mangia, fanno bene per la gola!) e gli ormai desueti sukai, piccoli parallelepipedi alla liquirizia ricoperti di zucchero. Poi ecco sfilare in parata le Dufour alla frutta (frutta si fa per dire), le nauseanti Galatine, le Alpenliebe dalla consistenza dell’ossidiana e le sempreverdi cri-cri, che con le caramelle hanno in comune solo la carta.

E qui è nato un dubbio. Tutte le cri-cri in cui mi sono imbattuta nella vita avevano la stessa carta, senza nomi né brand. Delle due l’una: o tutti i produttori appartengono alla massoneria della cri-cri e si sono accordati per non rivelarsi o esiste un unico grande fabbricante misterioso. Di fronte a tale interrogativo indecidibile, sono scivolata lentamente nel sonno, felice di non provare più la minima attrazione per questa genìa di dolcetti guastadenti.

Melozzo da Forlì, Sisto IV nomina Bartolomeo Platina Prefetto della Biblioteca Vaticana, 1477 ca.

Melozzo da Forlì, Sisto IV nomina Bartolomeo Platina Prefetto della Biblioteca Vaticana, 1477 ca.

 

Sarebbe stato fiero di me anche Platina, che io ricordavo solo per l’affresco di Melozzo da Forlì e che invece scrisse anche un trattato, Il piacere onesto e la buona salute, in cui parla di una torta a base di farina di castagne. Che a dire il vero è una torta salata e sarà stata pure un piacere onesto, ma per i nostri gusti è forse un po’ estrema: castagne lessate, formaggio, pancetta, zucchero e uova… *.

 

Per rendere felici il palato e gli ospiti, il classico castagnaccio è assolutamente più raccomandabile. La ricetta l’ho presa tale e quale da qui.

Ingredienti:

400 gr di farina di castagne
1/4 di litro di latte
50 grammi di zucchero
3 cucchiai d’olio
pinoli, rosmarino, olio, un pizzico di sale.

Basta mescolare con una frusta la farina, il latte, l’olio, lo zucchero e il sale, versare il tutto in una teglia bassa e larga, guarnire con i pinoli, il rosmarino e un filo d’olio e, infine, infornare a 180° per 40 minuti.

Ricetta telegrafica ma infallibile!

[*M. Montanari, Gusti del Medioevo. I prodotti, la cucina, la tavola, Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 134]

castagnaccio

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Informazioni su michela goi

dottoressa di ricerca in storia dell'arte, redattrice, guida turistica, aiuto cuoca per qualche mese

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