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Antica torta di mele: insider trading dalla tradizione piemontese

Questa è una torta semplice, sicuramente antica e decisamente povera che si fa tra il Torinese e l’Astigiano. La preparava spesso mia nonna quando ero bambina e ricordo che il suo colore marroncino era fuorviante: ogni volta mi aspettavo di addentare una torta al cioccolato e poi scoprivo che sì, il cacao c’era, ma erano le mele a prevalere. Per anni mi sono completamente dimenticata di questo dolce, per poi ritrovarmelo davanti qualche mese fa in una delle mie trattorie predilette: La Fonte Solforosa di Castelnuovo Don Bosco.

Che sia tipica di queste lande dove il numero di galline sopravanza quello di esseri umani non c’è dubbio, ma che alcuni la chiamino “Antica torta di Arignano” non lo sospettavo, perché ad Arignano ho passato l’infanzia e, ahimé, l’adolescenza e non ho mai sentito questa storia. Alcuni siti affermano arditamente che la torta in questione viene preparata esclusivamente dalle donne di Arignano. Il che, oltre a essere sessista, è una balla. Quella che ho mangiato a Castelnuovo è stata cucinata a qualche chilometro dal mio paesello natìo e per di più da un uomo, e non credo che abbia estorto la ricetta a una massaia arignanese con la minaccia di sterminarle le galline. E poi si sa, “le comari di un paesino” sono, o almeno lo erano una volta, più scaltre del KGB e della CIA insieme nel carpire informazioni segrete, per quanto non siano altrettanto caute nel non rivelarle. E poi ragioniamo: nel caso la figlia di una contadina di Arignano avesse sposato un maniscalco di Moncucco Torinese, le sarebbe stato interdetto il famoso dolce? Non è mica la ricetta segreta della Coca Cola!

Quello che invece è difficile farsi dire sono le dosi e i tempi di cottura esatti: ognuno ha la sua versione e nella cucina popolare si va sempre a occhio. Nessun problema: l’esito di questa torta è sicuro come, chessò, la comparsa di un brufolo enorme la sera di un appuntamento molto atteso o l’influenza durante le vacanze.

Ingredienti:

8 mele renette [si si, sembrano troppe, ma fidatevi di me]

4 cucchiai di zucchero

3 chiodi di garofano

amaretti sbriciolati

cacao amarao

burro

Sbucciate le mele e tagliatele a fette sottili, mettetele in una padella antiaderente con lo zucchero e i chiodi di garofano e cuocete a fuoco medio finché non ottenete una purea. Conviene mescolare spesso per non farle attaccare alla pentola e farle disfare più in fretta. Con la purea sotto gli occhi potete facilmente capire perché vi ho consigliato di usare ben 8 mele: il volume della frutta si riduce parecchio, se ne usate poca rischiate di ritrovarvi con una quantità di composto che basta appena per una tartina.

antica torta di meleA fuoco spento unite un pezzetto di burro e gli amaretti sbriciolati; basta metterli in un tovagliolo e pestarli con un oggetto pesante (un libro di Moccia ad esempio): non serve sporcare – e poi lavare! – il robot, l’impasto è perfetto anche se rimane un po’ grossolano. Quanti ne dovete mettere? Fate voi, davvero. Aggiungete cacao senza avarizia finché il colore non è simile a quello della foto.

Ora imburrate una teglia e infornate a 200 gradi per circa un’ora. E’ una torta priva di lievito e uova, perciò la cottura serve più che altro a farla asciugare e a creare una leggera crosticina in superficie. Non ci si può aspettare che gonfi o che risulti compatta. Tantomeno non stupitevi se non ha un aspetto glamour come quelle pacchianerie che si vedono su Real Time: con questo impasto non si può fare un dolce raffigurante una giungla preistorica e un dinosauro a grandezza naturale con tutte le sue squame, né tantomeno una torta nuziale istoriata con le posizioni del Kamasutra. In compenso è delziosa e nemmeno troppo pesante.

Data la sua consitenza anomala, tuttavia, l’impasto potrebbe benissimo essere utilizzato come farcitura, magari su una base di pasta brisé. Vi terrò aggiornati sui prossimi esperimenti…

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Informazioni su michela goi

dottoressa di ricerca in storia dell'arte, redattrice, guida turistica, aiuto cuoca per qualche mese

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