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Insalata improvvisata. Fare a pezzi la filosofia e mescolare bene

«Non toccare il gallo bianco, non spezzare il pane, non toccare i pesci, non guardare nello specchio vicino a un lume, …»

«Pomodoro, stai recitando il tuo mantra?» Chiese il germoglio di soia.

«Il tantra? Non essere osceno! Ripasso i precetti del mio maestro.» Rispose con sufficienza il pomodoro secco.

«Mi sèmbrano alquanto irrasionali…» Si intromise lo champignon.

«Irrazionali un cavolo. Noi pitagorici abbiamo scoperto i numeri irrazionali, quindi, se permetti, non pretendere di insegnarmi cosa è irrazionale. Anzi beccati questo: in un triangolo rettangolo, l’area del quadrato costruito sull’ipotenusa è uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti. Non so se mi spiego.»

«Sarà vero, ma ricorda: primum vivere, deinde philosophari.»  Lo apostrofò la fava.

«Zitta, saputella! Mi provochi perché sai che non ti posso toccare.» Il pomodoro avrebbe voluto uscire dal vasetto e dare una lezione al legume.

«Et alors, signori, non vi agitate!» Lo champignon non voleva calmare gli animi. Più snob del solito, impreganto di grandeur come non mai, intendeva sedurli con il suo disincanto: «Si fa presto a dire “vivre”, ma scometto che non avete mai pansato a questo conscetto.»

La fava desiderò avere le spalle per alzarle con disdegno.

«1+2+3+4=10» Il pomodoro iniziava ad alzare la voce.

«Bella scoperta! E tu, con l’erre moscia, pensa a meditare, piuttosto! Smettila con queste manfrine da bar di St. Germain des Près, che ormai sono pieni di turisti sovrappeso con i sandali e i calzini. Non raggiungerai la purificazione se continui a perderti in pensieri arzigogolati.» Il gemoglio di soia aveva l’impressione di trovarsi di fronte a un uditorio di bambini.

«Voi pansate ai vostri dogmi, ai vostri conscetti üniversali… Bien, non capite che l’esistanza sci costringe a essere qui e ora, a scegliere, nonstante la précarité e il fallimento insiti in ogni nostro progetto…» Lo champignon si immaginava a un tavolino del Flore con un bicchiere di bordeaux. Desiderò avere le spalle per ricevere una pacca amichevole da Sartre.

«Mi fai venire la nausa!» Borbottò la fava.

«Donc, vedi che mi dai ragione? Tutto è gratuit, questo frigidaire, questa cuscina, io stesso. E quando vi capita di randervene conto, vi sobbalsa il cuore e tutto si mette a flotter… ecco la nausée.»

«Non farti bello con le parole di Sartre! Fai finta di conoscere la vita vera perché sei sporco di terra, ma è solo una posa: lo sanno tutti che vieni da una serra. » Anche la fava, concreta e pragmatica, ormai aveva perso la pazienza.

«Quanto siete ingenui! Il pitagorico è totalmente drôle, il buddista si crede superieur e tu, fava, che non prendi mai una posisione… sarai mica una simpatisante del pensiero debole?  È ben vero: l’enfer c’est les autres…»

«Caro il mio damerino, l’enfer c’est le chef!» Il germoglio di soia aveva visto il frigorifero aprirsi e capì che il suo percorso verso il nirvana sarebbe stato bruscamente interrotto su un tagliere. Fece spallucce.

—–

Tutto questo per dire che anche gli ingredienti che sembrano avere poco in comune qualche volta possono avere qualcosa da dirsi. È la legge universale dell’insalata. Ne ho avuto l’ennesima dimostrazione la settimana scorsa, quando mi sono preparata il pranzo mescolando alla cieca quel che mi era rimasto.

E nel frigo c’erano:

germogli di soia,

pomodori secchi sott’olio,

champignon.

Tagliati e frettolosamente mescolati con sale, pepe, olio, aceto. Nel frattempo stavo trangugiando il caffè, dunque le proporzioni sono state del tutto casuali. Va detto che la suddetta insalata è rimasta tutta la mattina nel baracchino, ma questa si è dimostrata una condizione ideale: si, perché olio e aceto hanno avuto tutto il tempo di cuocere i funghetti e i germogli.

P.S. Le fave non c’entrano, era solo licenza poetica.

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Informazioni su michela goi

dottoressa di ricerca in storia dell'arte, redattrice, guida turistica, aiuto cuoca per qualche mese

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