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Crema di patate e rape

Sarà il mio post meno letto in assoluto, lo so. La rapa ha un potere di attrazione pari al nulla, anzi, ha l’effetto contrario: basta nominarla a voce alta e tutti gli astanti avranno un abbassamento della libido tangibile e duraturo.

Peccato. La rapa meriterebbe ben di più, già solo per il fatto che ci addolcisce quotidianamente cibi e bevande.

Avrei voluto iniziare con effetti speciali, del tipo: la parola rapa ha dato il nome alla fiaba Raperonzolo dei fratelli Grimm. Non è così. Se pensavate a una bella bionda che vi fa salire in camera sua utilizzando la sua treccia avete sbagliato. Il nome Raperonzolo deriva invece dalla Campanula rapunculus, appartenente alla famiglia delle Campanulaceae, ma con le rape c’entra come i cavoli a merenda. In tedesco esiste una raccolta numerosa di fiabe su Rübezahl (Rübe significa rapa, Zahl significa numero), un essere gigante oppure spirito della montagna, in altre fiabe è uno gnomo travestito da monaco, in altre ancora è il guardiano del tesoro della montagna. In una fiaba rapisce la principessa Emma, la quale inizialmente si diverte nel castello del farabutto a giocare con le rape magiche regalatele da Rübezahl, che nelle sue mani diventano esseri viventi in base al suo desiderio. Però le rape appassiscono, il gioco finisce. Rübezahl la tampina, vorrebbe sposarla. Emma gli promette di accontentarlo solo se lui riuscirà a indovinare l’esatto numero di rape di un campo dietro al castello. Rübezahl, detto un numero, corre a contare le rape, il numero non è quello giusto, decide di contarle un’altra volta. Emma la furbastra tramuta l’ultima rapa magica in stallone e scappa dal suo fidanzato, il principe Ratibor. Possiamo immaginarci che Rübezahl abbia ridotto tutte le rape del campo in poltiglia, aggiungendo qualche patata per fare buon peso, e la nostra ricetta odierna nasce in questo preciso momento dell’immaginario.

Le rape possiedono, e qui spezzo una lancia in loro favore, nomi e varietà  interessanti, in alcuni casi meravigliosi: rutabaga, Zuckerrübe, Butterrübe, beta vulgaris, carota semilunga di Nantes, pastinaca, prezzemolo crespo, turnip, choux navet, nabo nabo, a martello, mezza lunga Napoletana, golden ball (no, non sono palline da geisha, anche se ci assomigliano), rapa tedesca, sedano rapa, cima di rapa, eukaryota, rapa di Milano a colletto viola, Golden Burpee’s (sarebbe da studiare da dove viene un nome del genere, qualche idea ce l’ho ma me la tengo), Norfolk a colletto verde, Albina Vereduna, palla di neve, rapifera, barbabietola e molti altri ancora.

Un detto popolare afferma che non si può cavare sangue da una rapa. Se non proprio sangue, dalle rape si estraggono molti prodotti: zucchero (il 90% del fabbisogno europeo è prodotto in Europa dalle rape), foraggio, benzina, biogas e medicinali. Il biogas umano come prodotto secondario della digestione potrebbe essere la ragione per cui non tutti amano le rape. Però riscalda il letto. Nell’antica Grecia veniva apprezzata da Teofrasto, i Romani l’hanno tramandata a noi tramite gli scritti di Plinio il vecchio e Columella. Le barbabietole, e in generale, le rape, possiedono ottime caratteristiche medicinali: contengono molti antiossidanti, inoltre rafforzano la mucosa gastrica, sciolgono i depositi di calcio nei vasi sanguini, combattono l’osteoroposi e l’artrite, curano l’anemia e le infezioni del sistema cerebrale, facilitano l’eliminazione delle tossine dalle cellule e contengono acido folico e molta vitamina B e C. Insomma, se durante i bagordi del venerdì sera pensate di avere accumulato troppe tossine, o se l’inverno vi sfianca, la ricetta che segue fa per voi. Dopo non fumate a letto e pazienza per il biogas.

Crema_02

Ingredienti per 4 persone:

3 rape non troppo grosse o due medie (meglio quelle con il colletto rosa/viola)

1 piccola cipolla, 1 spicchio d’aglio

2 o 3 patate medie

1/2 litro di brodo vegetale

2 cucchiai di farina bianca o integrale

un cucchiaio di olio d’oliva, sale, pepe bianco o rosa, un foglio di alloro, cumino in polvere

volendo aceto balsamico

Affettate finemente la cipolla e lasciatela rosolare assieme allo spicchio d’aglio nell’olio di una pentola antiaderente. Lavate bene le rape e tagliatele in dadini non troppo grossi. Aggiungetele all’olio e fatele leggermente sofriggere assieme alle patate a dadini. Lasciate rosolare il tutto girando di tanto in tanto, fino a quando le verdure saranno leggermente imbrunite. Cospargete con 2 cucchiai di farina. Continuate a mescolare ancora per un minuto o due e poi spegnete il soffritto con poco brodo, mescolando bene. Togliete lo spicchio d’aglio e aggiungete il rimanente brodo, la foglia di alloro e un po’ di sale.

Dopo 25 minuti circa potete togliere l’alloro e passate la minestra con un frullatore a immersione. Aggiustate di sale, aggiungete il pepe e il cumino già a fuoco spento.

Una volta servita nei piatti, si può aggiungere o del pecorino romano, o un cucchiaino di aceto balsamico. Anche una spruzzata di Tabasco non stona.

Alcune ricette del Nord contemplano un’aggiunta di un cucchiaio abbondante di crème fraîche ad ogni piatto. In tal caso si rinuncia all’aceto balsamico. Altrimenti ci sta benissimo una fetta di brie o camembert!

Crema

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Informazioni su georg maag

scrittore per l'infanzia, traduttore, lettore di tedesco per lettere&filosofia all'Università di Torino; hobby: cucina, fotografia, golf

5 commenti su “Crema di patate e rape

  1. E che dire del fantastico ruebensaft da spalmare sul Schwarzbrot und Butter freschi!

  2. Ma dai, questo mi mancava! Ma è dolce?

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