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Il pesce finto. O perché non mangiare il sushi

Potrebbe sembrare una ricetta di serie B se confrontata ad altre, ricche ed elaborate. Però è buona e facile da eseguire, costa poco e può dare grosse soddisfazioni. Non mi vergogno di ammetterlo: la mangio una o due volte l’anno, di preferenza in estate. Se non altro lascia ampio spazio alla vostra vena artistica nell’inventare e presentare il “pesce” sul piatto di portata.

Vi servono pochi ingredienti:

300 g di patate (a pasta bianca)
160 g circa di tonno sott’olio (normalmente le scatolette sono da 80 g)
1 – 2 cucchiai di maionese
Poco olio d’oliva
Succo di mezzo limone
Sale, pepe, prezzemolo
Capperi e/o olive snocciolate

Lavate le patate e fatele lessare. Lasciatele raffreddare o passatele qualche secondo sotto l’acqua fredda e poi sbucciatele. Schiacciatele con una forchetta in una ciotola capiente. Aggiungete il tonno senza troppo olio (se non è extravergine conviene utilizzare il vostro olio), il succo di limone e una manciata di prezzemolo tritato e continuate a lavorare il tutto fino a quando l’impasto è ben amalgamato (personalmente non mi piace utilizzare il frullatore e rendere il tutto una crema finissima, ma è una questione di gusti). Aggiustate ora con sale e pepe e rimescolate un’ultima volta.
Disponete il composto su un piatto piano dandogli la forma che preferite, modellandolo tranquillamente con le mani o con un cucchiaio. Quando il risultato vi sembrerà riuscito copritelo con uno strato fine di maionese. Guarnite secondo gusto e inclinazione artistica con capperi, olive snocciolate tagliate a fettine o cetriolini sottaceto, sempre a fettine. Due o tre fettine sottilissime di limone possono fungere da squame. Lasciate raffreddare per almeno mezz’ora in frigo.

Il tema pesci è estremamente scivoloso nonché spinoso.
Prima di tutto ammetto che i pesci mi sono sempre sembrati abitanti di un altro mondo e so di sapere pochissimo sul loro conto, nonostante un breve passato da pescatore (pessimo). Come parziale scusa posso dire che pescavo unicamente per fame e non per scapricciamento o vanto.

Tra le domande classiche che mi sono sempre posto: i pesci bevono? Il pesce è pesce solo se possiede le pinne? I Sarcopterygii sono pesci? E poi: i pesci dormono? E l’ultima: perché il tonno regola la propria temperatura corporea e il pesce spada no?

Il tonno mi porta dritto a un problema gravissimo. Dal 1957 al 2007 il tonno rosso del Mediterraneo è diminuito del 74%, quello atlantico dal 1970 al 2003 del 83%. Tra pochi anni sarà praticamente estinto. Non certamente per la regolazione della temperatura interna. La colpa è piuttosto del sushi, ovvero dei Giapponesi che ne vanno matti. Così tanto da inviare, anno dopo anno, un’intera flottiglia di baleniere nel Mediterraneo allo scopo di catturare più tonni possibile per stivare i loro freezer e venderlo con calma, quando i prezzi ovviamente saliranno alle stelle. Le Nazione Unite durante la conferenza della CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) del 2010 hanno respinto la proposta di inserire i tonni rossi tra le specie protette. L’UE da parte sua non ha fatto molto per salvare la situazione, imponendo solo modesti tagli nelle quote del tonno rosso ma regalando allo stesso tempo sussidi per la pesca del tonno per 34 milioni di Euro. Quando si dice che la mano destra non sa cosa fa quella sinistra!

All’improvviso la UE scopre che i Giapponesi si portano via l’80% dei tonni rossi mediterranei e atlantici, in gran parte pescati in acque europee e congelati direttamente sulle barche della flottiglia. In Giappone i prezzi del tonno nostrano sono già alle stelle e sono destinati a salire ancora. In questo scenario l’UE non ha deciso, come sarebbe logico, di bloccare la quota della pesca di tonni ai Giapponesi, no! Per ragioni difficilmente comprensibili nel 2010 hanno regalato ai giapponesi un anno in più di diritto alla pesca nel Mediterraneo. La proroga si è tradotta in migliaia di tonnellate di tonno pregiato che hanno preso la strada del Giappone diventando un investimento con rendite pazzesche.Peccato, perché l’UE ci fa pagare, sotto forma di tasse, pure lo smantellamento dei pescherecci italiani!

Un anno fa è uscito un articolo su Il Journal blog intitolato E’ finito il pesce. L’Italia sta mangiando quello di qualcun altro. Vale la pena dare uno sguardo.


Come stanno le cose oggi? Finalmente qualcosa si è mosso. Sul sito dell’Europarlamento è apparsa la notizia che a maggio 2012 il parlamento europeo ha approvato regole più severe in merito alla pesca del tonno rosso. Sul sito di Greenpeace potete trovare un rapporto sullo stato attuale del tonno, su cosa è stato fatto e quello che dovrebbe ancora essere intrapreso per salvare questo simpatico pesce dall’estinzione.

Per finire posso assicurarvi che in quasi tutte le scatolette che compriamo in Italia, da anni infilano solo il tonno del Pacifico, molto meno pregiato di quello nostrano. Quello nuota verso il sol levante mentre noi mangiamo tonno di serie B.

Sarà per quello che il sushi è così di moda in Italia? Potrebbero essere gli ultimi ristoranti del bel paese dove si mangia il tonno del Mediterraneo!

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Informazioni su georg maag

scrittore per l'infanzia, traduttore, lettore di tedesco per lettere&filosofia all'Università di Torino; hobby: cucina, fotografia, golf

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