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Mozzarella: do it yourself!

In un post precedente ho parlato di uno spaventevole formaggino a base di (teorico) ceddar e (teorica) mozzarella. Se la mozzarella potesse parlare, probabilmente spiegherebbe che questo è il genere di problemi in cui incappa chi è molto famoso.

In effetti tutti amano la mozzarella e tutti sanno anche quanto sia difficile trovarla davvero buona appena ci si allontana dalla Campania. Per tacere di chi, a Torino, disposto ad accontentarsi di una mozzarella industriale, si è poi trovato nel piatto un formaggio blu.

Le soluzioni sono diverse:

1. rinunciare alla mozzarella, tranne poi sognarla di notte circondata da pomodori succosi, foglie di basilico più verdi di un semaforo e olio supermegaextravergine

2. fare la spesa in Campania una volta al mese

3. trasferirsi negli Stati Uniti e farsi la mozzarella in casa!

Eh già, perché al di là dell’oceano esiste la Mozzarella Company che commercializza il mozzarella curd ovvero una cagliata a partire dalla quale ciascuno può prepararsi il famoso formaggio. Basta tagliare la cagliata a strisce, versarci su acqua bollente, mescolare per un po’ e poi formare delle palle da immergere in acqua fredda.

Quasi quasi mi sento un po’ imbranata: com’è che non mi è mai venuto in mente di comprare della cagliata e fare tutte queste semplici operazioni nell’angolo cottura del mio monolocale? Sarà pigrizia. O sarà che negli ultimi anni ho conosciuto tanti artigiani e ho sviluppato un certo rispetto per i loro mestieri. Così, succube di questa mia ammirazione, sono andata a cercare il processo produttivo delle mozzarelle degne di questo nome. Il Consorzio della Mozzarella di bufala campana d.o.p. ne parla diffusamente sul proprio sito.

Date un’occhiata e ditemi se qualcuno oserebbe improvvisarsi casaro.

Di certo la Mozzarella Company è ben consapevole dei limiti – chiamiamoli educatamente così – del suo prodotto e ammette che la mozzarella fatta a casa avrà il sapore del latte fresco (?!), ma non sarà buona quanto l’originale né avrà la medesima consistenza. Per buona pace di noi curiosoni, spiegano anche il perché: l’acidità della cagliata naturale aumenta progressivamente, dunque mantiene l’acidità adatta alla produzione della mozzarella solo per un certo lasso di tempo. La cagliata che possiamo definire “per uso domestico”, invece, mantiene costante la sua acidità grazie a un acido (cito testualmente). Di quale acido si tratti non ci è dato sapere. Peccato, perché magari il mozzarella curd potrebbe servire per pulire il bagno o per sturare il lavandino.

Ma non si dica che sto facendo delle insinuazioni, perché l’azienda in questione è stata premiata molte volte nel corso degli anni, tra gli altri dalla American Cheese Society che si pregia di essere «the leading organization supporting the understanding, appreciation, and promotion of farmstead, artisan, and specialty cheeses produced in the Americas». E come poteva sfuggire loro un’azienda come la Mozzarella Company, che ha tra i fiori all’occhiello anche la mozzarella messicana? Questa si che è una vera specialità!

Su un fronte diverso da chi pubblicizza un Do it yourself alquanto perverso, c’è chi punta su quei consumatori così accidiosi da non aver voglia di grattugiare il formaggio. Alla prossima puntata…

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Informazioni su michela goi

dottoressa di ricerca in storia dell'arte, redattrice, guida turistica, aiuto cuoca per qualche mese

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