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L’invasione degli ultracorpi. Attenti alla polenta

Avrei voluto scrivere “ci risiamo”. Ma in considerazione delle ultime novità sull’OGM, forse sarebbe meglio dire “finalmente ci siamo!” Esclamato, però, senza alcuna soddisfazione.

Mi spiego meglio. Un’equipe di ricercatori francesi ha condotto in segreto una ricerca durata due anni, pubblicata in data 16 settembre 2012 sulla rivista americana «Food and Chemical Toxicology». E subito si è scatenato l’inferno nel mondo (non solo scientifico), o per dirlo con le parole dell’articolo apparso sul «Nouvel Observateur» del 20 settembre: «[Si tratta di] una bomba a grappolo: [che tocca il mondo] scientifico, sanitario, politico e industriale. Polverizza in effetti una verità ufficiale: l’innocuità del mais geneticamente modificato.»

Scopo della ricerca era di determinare se, utilizzando per un dato gruppo di ratti mangime a base di mais OGM della Monsanto, si manifestassero differenze a livello di salute rispetto a ratti ai quali veniva somministrato mais non OGM.

Ci vuole una parentesi sull’OGM. Torniamo indietro di qualche anno.

La salute del cittadino, se contrapposta agli interessi dell’industria o delle multinazionali come la Monsanto, viene quasi sempre relegata in secondo piano. Basta nominare il Commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori, John Dalli, le cui gesta poco eroiche e piuttosto sporche ho già descritto nell’articolo sulla mucca pazza. Ma Dalli non è l’unico a pensarla così. I politici dimostrano chiaramente quanto siano schiavi dell’industria e delle lobby quando si tratta della salute pubblica, mentre in verità sarebbe proprio questo il campo sul quale dare battaglia per i diritti imprescindibili delle persone. Invece sono in pochi a battersi da anni contro un utilizzo prematuro di coltivazioni OGM, spesso bollati come sovversivi o anarco-insurrezionalisti. In verità l’OGM sarebbe un tema su cui sarebbe stato necessario fare ricerche e intavolare una discussione fondamentale prima di permettere le coltivazioni transgeniche, non perché siano di per sé il male del mondo, ma perché i danni alla salute delle persone e all’ambiente potrebbero essere inimmaginabili se prima o poi qualcuno dovesse scoprire che giocare con i geni si porta dietro una catena di conseguenze catastrofiche. Nel momento in cui è stato introdotto l’OGM nella catena alimentare non si poteva più tornare indietro. Ci tocca leggere dichiarazioni come quella dell’ex-commissario europeo alla ricerca Philippe Busquin al termine di uno studio europeo nel periodo 1985-2000: «Queste ricerche dimostrano che le piante geneticamente modificate e i prodotti sviluppati e commercializzati fino ad oggi, secondo le usuali procedure di valutazione del rischio, non hanno presentano alcun rischio per la salute umana o per l’ambiente. […] L’uso di una tecnologia più precisa e le più accurate valutazioni in fase di regolamentazione rendono probabilmente queste piante e questi prodotti ancora più sicuri di quelli convenzionali.»

Peccato non ci fosse la tecnologia più precisa e le valutazioni in fase di regolamentazione si siano dimostrate inadeguate e fallimentari. Perché ora qualcuno ha dimostrato che giocare con i geni delle piante introducendole affrettatamente nell’ecosistema non è stata una mossa intelligente. Gilles-Eric Séralini, professore di biologia molecolare dell’Università di Caen, assieme alla sua equipe, ha preferito condurre la ricerca in semi-clandestinità, temendo eventuali rappresaglie da parte delle multinazionali.

I risultati dopo due anni di ricerche sono a dir poco sconcertanti. Meglio: terrificanti. Vi faccio un riassunto dell’abstract della pubblicazione: per le femmine, tutti i ratti dei gruppi “trattati” (gruppi diversi nutriti con 11%, 22% e 33% di farina di mais transgenico, con quasi nessuna differenza nell’incidenza di tumori tra i tre gruppi. In effetti si deduce che basta anche meno del 11% per raggiungere il massimo dei danni) avevano un tasso di mortalità da 2 a 3 volte superiore ai gruppi “non trattati”, e anche con tempi medi di decesso più rapidi. I casi di sviluppi tumorali erano nettamente superiore ai test su gruppi nutriti soltanto con mais non transgenico. Tra le malattie e le cause per decessi in incidenza molto superiore ai gruppi “non trattati”: tumori alle mammelle e all’ipofisi, alterazione dell’equilibrio ormonale, un aumento da 2,5 a 5,5 volte della congestione e della necrosi delle cellule epatiche, deficienze croniche dei reni e molte altre patologie ancora. Tutti i test sulle patologie sono stati verificati da esami con microscopio elettronico a trasmissione. Per leggere una parte dell’articolo cliccate qui.

Va aggiunto un piccolo dettaglio. I test sono stati fatti nutrendo i ratti con Roundup-tolerant genetically modified maize (ossia mais geneticamente modificato. Il nome roundup è il nome commerciale del principio attivo delle colture OGM distribuite dalla Monsanto, tra cui soia, cotone, mais e colza). Le colture roundup sono rese geneticamente immuni all’erbicida grazie all’inserimento di un transgene. Oltre a questo vantaggio possiedono una maggiore produttività in confronto ai mais non OGM. In spiccioli: i coltivatori della coltivazioni OGM hanno meno lavoro, ricavano più prodotto e guadagnano di conseguenza più soldi. Neo: sono piante sterili, i contadini devono comprare la semenza anno dopo anno.

Puntualizziamo: la soia Roundup Ready è il prodotto transgenico più coltivato nel mondo, arrivando a quasi il 90% della soia che si coltiva negli USA. Ma qui non si tratta solo di soia, che forse in Europa ha poca incidenza nell’agricoltura. Le coltivazioni OGM sono ormai inestricabilmente inserite nella catena alimentare europea. Gran parte della carne europea che finisce sui nostri piatti viene da bestie nutrite almeno in parte con mangimi OGM. A tale proposito vi rimando a questo articolo molto chiaro, dettagliato e per nulla rassicurante sugli OGM: L’Ue all’Italia: vietato vietare il mais Ogm. Ma dà segni di tossicità sulle cellule umane.

Ora il pensiero vorrebbe correre veloce tracciando scenari apocalittici. Per fortuna si sa che non sempre i risultati dei test sui ratti sono applicabili automaticamente agli esseri umani. Usiamo questo fatto come scusa, almeno. Se invece volessimo fare qualche ricerca per poter comparare i dati annuali sulle incidenze di tumori, di disturbi ormonali, di fertilità, di immunodeficienza e disturbi cronici al fegato, scopriremmo che questi numeri sono esplosi negli ultimi 10 – 15 anni. Mi verrebbe voglia di raccogliere dati e numeri su queste malattie anno per anno e, a parte, quantificare la produzione di OGM in milioni di tonnellate negli stessi anni, tramutarle in diagrammi e metterli vicini, o, meglio ancora, sovrapporli. Qualche idea sull’esito ce l’ho. Forse preferisco non vederlo.

Nel frattempo aspettiamo con un certo nervosismo che prima o poi si faccia una legge che obblighi a indicare la presenza di OGM sulle etichette dei nostri prodotti alimentari.

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Informazioni su georg maag

scrittore per l'infanzia, traduttore, lettore di tedesco per lettere&filosofia all'Università di Torino; hobby: cucina, fotografia, golf

4 commenti su “L’invasione degli ultracorpi. Attenti alla polenta

  1. Aggiungo subito tre notizie abbastanza importanti per capire meglio il problema.
    – La prima è numerica. In base alla ISAAA (International Service for the Aquisition of Agri-Biotec Applications), le coltivazioni OGM nel mondo hanno raggiunto 160 milioni di ettari nel 2011. Solo nell’anno 2011 si sono aggiunti 12 milioni di ettari, una superficie che corrisponde quasi al totale di superficie coltivata in tutta l’Italia.

    – La seconda fa capire qualcosa sull’aria che tira per i ricercatori e direttori di laboratori di ricerca che si occupano di test sull’Ogm. La vicenda è nota come “Affare Pusztai”. Il dott. Pusztai lavorava presso il Rowett Research Institute in Scozia su patate geneticamente modificate. In seguito a una sua intervista su Granada TV (Scozzese), dove aveva accennato ai problemi riscontrati nei ratti che avevano ricevuto una dieta a base di papate OGM, è stato prima sospeso, poi gli è stato vietato di parlare in pubblico e alla fine non gli è stato rinnovato il contratto annuale. Persino dopo la pubblicazione del suo lavoro sul giornale medico The Lancet, è stato ingiustamente e ripetutamente attaccato da medici e ricercatori al soldo delle multinazionali. Ecco la pagina in inglese sul suo caso.

    – Sempre sul rapporto molto disturbato tra multinazionali e ricercatori “liberi”: Nell’equipe di Gilles-Eric Séralini lavora anche una giovane ricercatrice italiana, Manuela Malatesta.
    Ho trovato una pagina web di LifeGate dove l’hanno intervistata. Quello che viene fuori di terribile è che era stata convocata dalla FAO per far parte della commissione di valutazione degli alimenti OGM. A mano a mano che lei seguiva le sue ricerche, le sono state tagliati i fondi dalla FAO stessa.
    Infatti lei ha dichiarata a LifeGate: “Ma tutto questo accanimento, questa opposizione, questo silenzio, la sparizione di molti colleghi intorno a me in seguito all’interesse dei mass-media… Tutto questo mi ha fatto aprire gli occhi.
    Sicuramente c’è qualcosa che non va. La mia opinione è che ciò che non va, fondamentalmente, in tutta la storia degli Ogm, è che questi siano stati messi in commercio, prima fatti coltivare poi immessi nella catena alimentare senza che fossero fatti controlli da autorità indipendenti.
    Non è accettabile che la ditta produttrice dica ‘il prodotto è buono’; è ovvio, la ditta produttrice non immetterà mai sul mercato qualcosa di immediatamente dannoso alla salute. Sarebbe controproducente, sarebbe da sciocchi. Ma gli effetti a lungo termine, sulla salute, sull’ambiente, sono stati valutati?”
    Ecco il link per l’intervista completa.

    Per chi non la sapesse: La FAO è nient’altro che la “Food and Agriculture Organization of the United Nations”, un’ente che dovrebbe tutelare noi consumatori, non tagliare i fondi a una brava ricercatrice solo perché fa scrupolosamente quello che le era stato richiesto.
    Penso che Manuela Malatesta, dopo il suo lavoro all’interno dell’equipe francese, non abbia più problemi di finanziamenti in futuro.
    Vorrei che fosse lei a guidare la FAO. Saremmo in buone mani.

  2. Intanto che si parla di possibile tossicità, che può esserci come no, c’è un’altra cosa che sta andando completamente storta: le resistenze. Negli ultimi anni stanno apparendo negli Usa enormi schiere di erbacce resistenti al glifosato (ed al glufosinato). E oltretutto vengono segnalate diffusamente infestazioni di insetti che non sembrano avere timore del mais bt, quello con la tossina del bacillus.

    Esiste qualche possibilità che le colture ogm comincino a ridimensionarsi velocemente, non perché tossiche ma piuttosto perché non funzionali. Questa non è una notizia di cui rallegrarsi, vista la condizione di carenza di risorse agricole che stiamo vivendo.

  3. Sì, hai ragione. Ho letto qualcosa anche sulle resistenze, e hai fatto bene a parlarne. Ho anche letto su funghi e quantaltro. Insomma, non è un bel quadro.
    So benissimo che abbiamo carenza di risorse, e con il cambiamento climatico sarà sempre più difficile. Il punto saliente lo dice Manuela Malatesta quando afferma che forse sarebbe stato il caso di accertarsi prima di partire in quarta con l’OGM. Se quanto dicono sulla tossicità dovesse essere confermato anche per noi esseri umani (difficile pensare che non sia così, purtroppo), i problemi si moltiplicano e siamo messi male…

  4. […] mangiare meno carne? A parte i discorsi sulla clonazione di animali e sull’introduzione degli ogm nella catena alimentare, a parte il fatto di non trovare quasi più un pollo normale che non sia […]

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