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Polpettone di carne. O dell’abbondanza in tempo di crisi

Il polpettone è una cosa seria. Il nome stesso ci avverte che non ci troviamo di fronte a un piatto comune: la parola “polpettone”, infatti, è l’unione un poco ossimorica di “polpetta”, evidentemente un diminutivo, e dell’accrescitivo -one. E non è uno dei miei soliti trip linguistici, voi sapreste trovare un nome più bello? Perché a pensarci il polpettone è sfizioso come una polpetta e si sa che più son piccole più son buone, anche se mi è sempre sfuggito il motivo. In più, con le sue dimensioni monumentali promette di saziarci fino all’oblio. A conti fatti, il polpettone mi evoca i fasti sfrenati di Trimalchione e compari. Ma forse esagero e qui mi fermo.

Preciso subito che la ricetta che mi accingo a condividere gioiosamente con voi non richiede tantissimi ingredienti. Molte delle ricette che si leggono sui libri o in rete prevedono farciture opulente e golose, ma ieri sera il frigo era discretamente vuoto e ho fatto di necessità virtù.

Ingredienti:

500 g di trito di carne, metà di vitello e metà di maiale

un panino piccolo ammollato nel latte

parmigiano grattugiato (in gran copia)

due uova intere

una cipolla e uno spicchio d’aglio

concentrato di pomodoro

un goccio di birra o vino bianco

farina

Mescolate la carne, il pane opportunamente sbriciolato, il formaggio, le uova, 3/4 del trito di aglio e cipolla; salate e pepate. Siate coraggiosi e fatelo con le mani: è più rapido che con la consueta forchetta. Compattate l’impasto e infarinatelo per bene. Fate soffriggere il trito rimasto in una casseruola e poi fateci rosolare il polpettone a fuoco vivace da tutti i lati. (Mi rendo conto che parlare di lati è improprio, ma dire “rosolatelo facendolo ruotare lungo l’asse longitudinale” è raccapricciante e non sono neanche sicura che sia del tutto corretto.) Quando il polpettone ha preso un’abbronzatura sana e invitante, sfumate con vino bianco o birra: è estate e confido che almeno uno dei due non manchi nelle vostre cucine. Ora abbassate la fiamma al minimo e aggiungete un cucchiaio di concentrato di pomodoro diluito in mezzo bicchiere d’acqua. Coperchiate e lasciatelo tranquillo per 50 minuti, girandolo ancora una volta verso metà cottura.

Nota n.1. La carne deve essere di qualità, regola che non vale solo per il polpettone. Appurato che è meglio non mangiare carne troppo spesso, quelle poche volte vale la pena di spendere pochi euro in più, a beneficio della salute e del palato.

Nota n.2. Nervi saldi quando dovete trasportare il polpettone nella pentola e quando lo dovete girare: panciuto com’è, tende a perdere compattezza. Lo dico perché ieri ho avuto un mezzo attacco isterico nel vedere che si stava aprendo in alcuni punti. Poi, sarà perché l’ho apostrofato rabbiosamente, sarà perché con la cottura si crea un bella crosticina, il polpettone non ha più fatto scherzi e l’ho tolto dalla pentola senza incidenti.

Il polpettone era talmente buono che ho voluto portarlo in trionfo…

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Informazioni su michela goi

dottoressa di ricerca in storia dell'arte, redattrice, guida turistica, aiuto cuoca per qualche mese

Un commento su “Polpettone di carne. O dell’abbondanza in tempo di crisi

  1. […] dei fornelli mi strappa a malapena uno sbadiglio. Le mie ultime energie se ne sono andate con il polpettone. Dal momento che non si può vivere di leerdammer intinto nella senape (una delle mie porcherie […]

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