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Inno all’insalata

Quando il cuoco è in vacanza non sempre ha voglia di cucinare. Quando il cuoco non è in vacanza ma ci sono 50 gradi all’ombra, raramente prepara pasta e fagioli. Quando il cuoco non ha voglia di rimpinzarsi come se non ci fosse un domani, si orienta su un piatto leggero. Ecco che in queste circostanze le insalate corrono in suo aiuto.

Ma andiamo con calma. L’insalata chiede a gran voce di ottenere dignità e diritti pari a quelli degli altri cibi. Non disponendo di avvocati o rappresentanti sindacali, l’insalata ha fatto leva sul mio buon cuore affinché perorassi gratuitamente la sua causa nelle sedi opportune.

Sgomberiamo ora il campo da false credenze e pettegolezzi malevoli. L’insalata non è una stanca promiscuità di lattuga in busta, pomodori acquosi e formaggi che hanno visto il latte solo in cartolina. Né ci si deve accanire a pensare che l’insalata costituisca il nutrimento ideale esclusivamente per chi è a dieta oppure per chi non ha tempo, ingredienti o fantasia per prepararsi qualcosa d’altro.

Se Eva offrì ad Adamo una mela non è certo perché non avesse una madre da cui imparare la ricetta delle lasagne o perché nel Paradiso Terrestre ogni frutto della terra fosse d.o.p., d.o.c.g. e biologico. Eva sapeva perfettamente quanto è buono il cibo crudo. Ne consegue che l’insalata, proprio perché sa unire ingredienti crudi con la stessa eleganza con cui ogni altra ricetta abbina ingredienti cotti, è un lirico omaggio alla bontà di frutta e verdura. Sì, anche frutta, non fate quella faccia. (Questo non esclude che si possa accogliere tra gli ingredienti anche cibi cotti.)

Tutto qui, davvero.

Se avete coraggio, l’insalata è il neologismo del vostro linguaggio gastronomico. È la declinazione dei vostri desideri profondi. Le ricette che posso consigliarvi non sono che degli esempi per incoraggiare la vostra fantasia combinatoria. Smettete di annotarvi o mandare a memoria elenchi di ingredienti e iniziate ad applicare un concetto molto semplice: l’armonia dei contrasti. Pare che un certo Eraclito mi abbia rubato l’idea, ma con lui farò i conti in privato. In ogni caso, mettete insieme l’amaro con il dolce, l’aspro con il gentile, il tenero con il croccante, il diavolo con l’acquasanta.

E non si richiede altro che la voglia di tagliare e mescolare.

L’insalata può essere lasciva o mistica, sfacciata o misteriosa, gaudente o morigerata. L’insalata può colpirvi al cuore come una diva del cinema muto.

L’insalata fa anche un lavoro sporco: ricicla gli avanzi. Ma non ditelo troppo in giro, non ne va fiera.

[estratto da Quando il cuoco è in vacanza. Guida filosofico pragmatica per cucinare in campeggio libero]

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Informazioni su michela goi

dottoressa di ricerca in storia dell'arte, redattrice, guida turistica, aiuto cuoca per qualche mese

4 commenti su “Inno all’insalata

  1. […] d’oliva e una spruzzata di sale in un recipiente abbastanza grosso per accomodare l’insalata […]

  2. […] che ho raggiunto. Avreste ragione di pensare che è scientificamente impossibile sbagliare un’insalata. Vero. Ma ci sono abbinamenti molto più azzeccati di altri. E questo, sentimentalismo a parte, è […]

  3. […] chiamo finta insalata perché, a parte il sedano, di verdure non c’è nemmeno l’ombra. Purtroppo non posso vantarmi […]

  4. […] avere poco in comune qualche volta possono avere qualcosa da dirsi. È la legge universale dell’insalata. Ne ho avuto l’ennesima dimostrazione la settimana scorsa, quando mi sono preparata il pranzo […]

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